📊 Riflessioni sugli eventi economici della settimana.
Giornate piuttosto interessanti per i mercati USA.
Lunedì l’ISM manifatturiero americano ha mostrato un’economia ancora solida. Oggi l’attenzione è sulle elezioni di midterm e su Ciuffo Biondo, mentre nei prossimi giorni avremo ISM servizi e soprattutto venerdì i dati sul mercato del lavoro USA.
Questi dati sono importanti perché con la FED ferma al 3,75–4%, dati economici troppo forti potrebbero mantenere alta l’inflazione e spostare ancora le aspettative verso una politica monetaria più restrittiva.
Questo potrebbe continuare a creare pressione sia sul Nasdaq, già reduce da perdite importanti legati ai dubbi sugli enormi investimenti nell’AI, sia sull’oro.
E proprio l’oro è forse la parte più interessante.
Dopo aver toccato circa $5.600 a gennaio, oggi siamo tornati sotto i $4.000.
Una perdita notevole per un bene "rifugio".
Dollaro forte, rendimenti elevati e possibilità di tassi più alti sono chiaramente negativi nel breve periodo.
Ma sul lungo termine restano gli stessi fattori che avevano sostenuto il rally: acquisti delle banche centrali, debito pubblico, rischi geopolitici e progressiva diversificazione dal dollaro.
Curiosità: qualche mese fa J.P. Morgan sparava ancora un possibile target di circa $6.000 entro fine 2026, con valori superiori nel 2027.
Oggi però il consenso è decisamente più prudente: un recente sondaggio Reuters tra analisti e trader vede valori medi intorno ai $4.500 nel 2026 e $4.650 nel 2027.
BlackRock, invece, continua a considerare l’oro interessante come diversificatore, pur riconoscendo che nel breve dollaro e tassi elevati rappresentano un ostacolo importante.
La mia riflessione?
Forse l’oro non ha perso la sua storia strutturale rialzista.
Ma il mercato ci sta ricordando ancora una volta che una buona tesi di lungo periodo non impedisce correzioni molto profonde nel breve, personalmente mai ipotizzato un possibile target oro a 6.000 dollari per fine anno, anzi...
Ad ogni …
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